Il pagamento della mensa scolastica per cittadini extracomunitari - Chiarissimo.com

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Pubblicato il 11/10/2018
Il pagamento della mensa scolastica per cittadini extracomunitari

Negli ultimi giorni ha fatto molto discutere su giornali e televisioni  la decisione di alcuni Comuni sulle tariffe della mensa scolastica. Tali Comuni richiedono ai cittadini extracomunitari, per applicare le tariffe agevolate in base all’ ISEE, una dichiarazione rilasciata dai paesi di origine  e tradotta in italiano sul non possesso di immobili.

Come al solito su Chiarissimo.com non affrontiamo la questione dal punto di vista politico o della giustizia sociale o dell’opportunità, ambiti in cui tutti i punti di vista sono legittimi, ma dal punto di vista delle leggi in vigore, analizzando per esempio il caso del Comune di San Giuliano Milanese.

Sul sito del Comune si legge:

“I richiedenti cittadini di Stati non appartenenti all'Unione Europea devono altresì produrre, congiuntamente all'attestazione ISEE, la documentazione in corso di validità di cui all'art. 3, c.4 DPR 445/2000, rilasciata dalle autorità consolari italiane e corredati di traduzione in lingua italiana, a cura e spede degli interessati che attesti che tutti i componenti del nucleo familiare alla rata del 31 dicembre dell'anno precedente la data di presentazione della DSU non possedevano il diritto di proprietà o altri diritti reali di godimento su beni immobili ubicati nel paese di provenienza. 

In mancanza di questa attestazione, l'ufficio non potrà applicare l'agevolazione prevista”.

La fonte giuridica di questa richiesta contenuta sul sito sarebbe l’art. 3 comma 4 del DPR 445/2000. Ecco cosa dice l’art. 3, tutto l’articolo 3.

“Articolo 3 Soggetti

1. Le disposizioni del presente testo unico si applicano ai cittadini italiani e dell'Unione europea, alle persone giuridiche, alle societa' di persone, alle pubbliche amministrazioni e agli enti, alle associazioni e ai comitati aventi sede legale in Italia o in uno dei Paesi dell'Unione europea.

2. I cittadini di Stati non appartenenti all'Unione regolarmente soggiornanti in Italia, possono utilizzare le dichiarazioni sostitutive di cui agli articoli 46 e 47 limitatamente agli stati, alle qualita' personali e ai fatti certificabili o attestabili da parte di soggetti pubblici italiani, fatte salve le speciali disposizioni contenute nelle leggi e nei regolamenti concernenti la disciplina dell'immigrazione e la condizione dello straniero.

3. Al di fuori dei casi previsti al comma 2, i cittadini di Stati non appartenenti all'Unione autorizzati a soggiornare nel territorio dello Stato possono utilizzare le dichiarazioni sostitutive di cui agli articoli 46 e 47 nei casi in cui la produzione delle stesse avvenga in applicazione di convenzioni internazionali fra l'Italia ed il Paese di provenienza del dichiarante.

4. Al di fuori dei casi di cui ai commi 2 e 3 gli stati, le qualita' personali e i fatti, sono documentati mediante certificati o attestazioni rilasciati dalla competente autorita' dello Stato estero, corredati di traduzione in lingua italiana autenticata dall'autorita' consolare italiana che ne attesta la conformita' all'originale, dopo aver ammonito l'interessato sulle conseguenze penali della produzione di atti o documenti non veritieri.”

Se guardiamo tutto l’art. 3 si capisce che la richiesta del Comune di San Giuliano sarebbe legittima nel caso in cui il possesso di immobili nei paesi di origine non fosse “certificabile o attestabile da parte di soggetti pubblici italiani” (comma 2), oppure la dichiarazione non avvenga “in applicazione di convenzioni internazionali fra l'Italia ed il Paese di provenienza del dichiarante” (comma 3).

Tuttavia per l’art. 3 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi afferma che per le persone fisiche residenti (sia comunitari che extracomunitari) l’imposta si applica sul reddito complessivo costituito da tutti i redditi ovunque percepiti. Ne consegue che la persona fisica residente in Italia viene tassata anche sui redditi conseguiti dagli immobili all’estero. 

In conclusione, i dubbi che emergono su questo tipo di decisioni da parte di alcuni comuni italiani sono i seguenti.

In primo luogo in merito alla legge sull’autocertificazione, integrando la violazione dei doveri d’ufficio (art. 74),  in quanto richiede dei documenti che la pubblica amministrazione non può richiedere in quanto i dati sul possesso di immobili all’estero da parte delle persone fiscalmente residenti sono già contenuti nelle dichiarazioni fiscali presentate all’Agenzia delle Entrate.

In secondo luogo espone il Comune a richieste di risarcimento danni sul piano civilistico  sia nel caso in cui il richiedente paghi la retta massima, sia nel caso in cui a seguito della richiesta di pagamento maggiore non possa usufruire del servizio mensa. In caso di accoglimento giudiziale di richieste di risarcimento danni si potrebbe inoltre configurare l’ipotesi del danno erariale a carico degli amministratori/funzionari responsabili.

Redatto da : Giorgio