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Modifiche al conto corrente - Fineco - Parte seconda

pubblicato il 26/11/2017

Redatto da : Giorgio

Recentemente moltissime banche hanno cambiato in modo unilaterale i costi dei propri conti correnti. In questo articolo (e nel successivo) vedremo se potevano farlo e se lo hanno fatto correttamente .

L'esempio di Fineco.

Fineco tra giugno e ottobre ha modificato i propri conti correnti in vari punti. Due i più significativi.

1) Sono state modificate le commissioni per i prelievi di importi inferiori ai 100€. 

Prima erano gratuiti, ora costano € 0,8 o € 1,45 a seconda dei casi.

2) Sono stati modificati i tassi di interesse: da tasso variabile a tasso fisso.

Se vuoi sapere cosa significata tasso fisso, variabile, conto corrente, tasso creditore, tasso debitore e altri termini presenti nell'articolo vai sul traduttore di Chiarissimo.com cliccando qui.

Come abbiamo visto in questo articolo per fare delle modifiche le banche devono rispettare delle regole, tra cui specificare una valida ragione. Analizziamo allora le “valide ragioni” di Fineco.

Sulle commissioni

Nelle proprie comunicazioni Fineco ha sostenuto che le modifiche alle commissioni sono dovute a un regolamento europeo (n. 751/15). Dal 9 dicembre 2015 è previsto un limite alle commissioni interbancarie che il cliente deve pagare in caso di acquisti tramite carte di credito (0,3% del valore dell'acquisto) e di debito o prepagate (0,2%).

Come si può vedere questo regolamento non tratta dei prelievi di contanti, ma solo dei pagamenti con carta. Tuttavia Fineco ha deciso che, poiché guadagnerà meno dalle commissioni sui pagamenti, allora deve "rientrare" del mancato guadagno aumentando le commissioni sui prelievi. In sostanza un regolamento ha abbassato i costi del conto corrente da una parte, ma li ha fatti aumentare da un'altra.

Ci sono dubbi che questo sia effettivamente un giustificato motivo.

Sui tassi d'interesse

Una premessa: l'attività della banca consiste nel recuperare soldi dai risparmi (per esempio con i conti correnti) e prestarli ad altri soggetti (per esempio prestiti alle aziende).

Il tutto è sostenibile se i tassi d'interesse con i quali recupera i soldi sono più bassi di quelli utilizzati per prestare i soldi.

Quando il cliente ha un saldo positivo, scatta in suo favore un tasso d'interesse creditore.

Quando il cliente ha un saldo negativo, scatta in favore della banca un tasso d'interesse debitore.

In altre parole, i soldi che sono fermi sul tuo conto, sono soggetti ad un tasso d'interesse creditore. Questo significa che la banca deve "darti gli interessi" in base a quanto denaro in media si trova sul tuo conto durante l'anno.

A sua volta, il denaro prestato dalla banca ad una impresa, viene restituito dall'impresa alla banca, maggiorato di un certo tasso d'interesse.

Ad esempio la banca presta 100€ all'impresa Pallino a Gennaio. L'impresa Pallino in 12 rate mensili da 10€, ne restituisce 120€ . In questo modo la banca ha guadagnato 20€.

In questo esempio, il tasso di interesse annuo è del 20% .

La banca, per poter guadagnare deve fare in modo che gli interessi che "consegna" ai propri correntisti siano minori rispetto a quanto la banca stessa "percepisce" da tutte le persone/aziende a cui ha prestato denaro (che, tra parentesi, è il denaro dei propri correntisti).

In questo modo genera utile per poter coprire tutte le proprie spese e, magari, far guadagnare i propri azionisti.

Nei conto correnti Fineco l'evoluzione è stata questa.

Il contratto prevedeva un tasso creditore variabile con un minimo pari a zero.

Con la crisi finanziaria i tassi di interesse variabili sono scesi sotto lo zero (in sostanza, ipoteticamente e senza considerare altri fattori, in un prestito non paga chi riceve i soldi, ma paga chi li presta).

La conseguenza è che il tasso del cliente rimaneva zero perché era previsto il minimo, mentre il tasso che Fineco applica quando presta i suoi soldi è inferiore allo zero.

Ovviamente questa situazione non piace alle banche, quindi Fineco ha deciso di trasformare il tasso variabile in tasso fisso pari a zero.

Il problema non è oggi, perché sia tasso fisso che variabile sarà pari a zero, ma sarà in futuro: quando i tassi variabili torneranno ad aumentare i clienti Fineco non potranno goderne, perché il loro tasso è stato trasformato in fisso.

Anche in questo caso le ragioni non convincono del tutto: esse devono essere relative allo specifico tipo di contratto, non ai massimi sistemi.

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